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Come diventare insegnante di sostegno? Ecco le novità in arrivo

15-04-2018

In Italia sono sempre meno gli insegnanti di sostegno: è ciò che è emerso durante un convegno della Cisl che si è svolto a Mestre in gennaio 2018. Nel solo Veneto si evidenzia una carenza di ben 1.558 insegnanti di sostegno.
Per risolvere in parte questo problema si può inviare la propria messa a disposizione (MAD) ovvero la disponibilità di aspiranti docenti non iscritti nelle graduatorie a ricoprire incarichi di supplenza o di sostegno o di svolgere servizio come personale ATA. La compilazione della domanda di messa a disposizione avviene tramite una procedura guidata che consente anche di inviare la propria disponibilità a tutte le scuole di una o più province al costo di 19 euro per ogni provincia.

Chi è e cosa fa un insegnante di sostegno

Prima di vedere come diventare insegnante di sostegno è necessario innanzitutto capire di cosa si occupa e quali sono i compiti e le responsabilità di questa importante figura professionale. Per certi versi il lavoro dell’insegnante di sostegno è più difficile rispetto a quello di un normale insegnante perché bisogna occuparsi di bambini e ragazzi con disabilità fisiche o mentali. E’ di sicuro una professione che richiede sensibilità, pazienza, impegno e un continuo aggiornamento delle proprie competenze per svolgerla sempre al meglio; si verrà però grandemente ripagati dal punto di vista umano.

Come diventare insegnante di sostegno: la formazione

Il percorso per diventare insegnante di sostegno, dopo le ultime modifiche stabilite dal Miur, pare diventato ancora più complicato. Secondo il Miur, le lauree abilitanti che permettono l’accesso alla specializzazione sono:

  • Laurea in scienze della formazione primaria (per la scuola dell’infanzia e primaria)
  • SISS (per la scuola secondaria)
  • COBASLID (per la scuola secondaria)
  • Diplomi accademici di II livello rilasciati dalle istituzioni AFAM per l’insegnamento dell’educazione musicale e dello strumento
  • Diploma di didattica della musica (Legge 268/2002)
  • Concorsi per titoli ed esami indetti antecedentemente al DDG 82/2012
  • Concorso per titoli ed esami indetto con DDG 82/2012 (esclusivamente all’atto della costituzione del rapporto di lavoro)
  • Sessioni riservate di abilitazione (DM 85/2005, DM 21/2005, DM 100/2004, O.M 153/1999, O.M 33/2000, O.M 3/2001)
  • Titoli professionali conseguiti all’estero e riconosciuti abilitanti all’insegnamento con apposito Decreto del Ministro dell’Istruzione
  • Diploma magistrale, diploma triennale di scuola magistrale ovvero titoli sperimentali ad esso equiparati e conseguiti entro l’a.s. 2001/02

Cosa cambierà dal 2019 per gli insegnanti di sostegno

Anche con i nuovi cambiamenti in programma, lo step imprescindibile per accedere alla professione rimane l’abilitazione, anche se con l’abolizione dal 2019 di TFA e TFA Sostegno, che attualmente però sono ancora in vigore, gli insegnanti dovranno cambiare percorso formativo. Al momento nulla però è stato ufficializzato.

Tra le novità per quanto riguarda la formazione degli insegnanti di sostegno a partire dal 2019 c’è anche la possibile introduzione di un nuovo percorso di specializzazione, chiamato FIT, che comprenderà anche corsi di specializzazione sulle tematiche del sostegno, mentre per gli insegnanti di ruolo già assunti ci sarà probabilmente l’obbligo di formazione sulle tematiche dell’inclusione; anche in questo caso, però, manca ancora l’ufficialità.

Con la riforma sul sostegno è stato proposto di dare spazio anche a bambini e ragazzi con altri disturbi che possono richiedere un maggiore supporto a scuola. Si parla in particolare di ragazzi con DSA, cioè disturbo specifico di apprendimento, e ragazzi con BES, cioè con bisogni educativi speciali. In questo modo i ragazzi che faticano ad inserirsi a scuola avranno la possibilità di essere seguiti con più attenzione, non solo dagli insegnanti, ma anche chiedendo la collaborazione di famiglie e associazioni. Alla progettazione riguardante l’inclusione scolastica dei ragazzi con difficoltà, inoltre, dovranno collaborare tutti i docenti coinvolti nella formazione dell’alunno, non solo quelli di sostegno.

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