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Decreto lavoro, ecco le novità

24-04-2014

Con il voto di fiducia nuove regole per l’apprendistato e su tetto e proroghe dei contratti a termine

Il governo rompe gli indugi e sul decreto lavoro decide di porre la fiducia che sarà votata proprio nella giornata di oggi. La decisione è arrivata anche per far fronte ai tanti mal di pancia interni alla stessa maggioranza, in particolare dell’Ncd di Angelino Alfano, contrario ad alcuni dei provvedimenti contenuti nel progetto di legge messo a punto dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le novità più significative del decreto in votazione oggi alla Camera, prima che la materia passi al Senato, dove potrebbe essere apportato qualche ritocco che metta d’accordo tutti, almeno nelle fila della maggioranza che sostiene l’esecutivo Renzi.

Apprendistato. E’uno dei capisaldi del decreto, anche perché il rilancio del lavoro giovanile, a fronte dei numeri disastrosi sulla disoccupazione tra i 15 e i 24 anni in Italia, è divenuta una delle priorità del governo. In pratica con la nuova disciplina si reintroduce, in abbinamento all’attività lavorativa, l’obbligo della formazione pubblica. Quest’ultima dovrà essere gestita dalle Regioni, che però dovranno attivare i corsi entro 45 giorni, altrimenti l’imprenditore sarà esonerato dall’inviare il proprio apprendista a fare formazione. In questo caso l’Ncd,vorrebbe consentire all’impresa di poter optare anche per una formazione interna, alternativa a quella pubblica.

Stabilizzazione degli apprendisti. In origine il disegno di legge approntato dal ministro Poletti, prevedeva la cancellazione di qualsiasi vincolo di stabilizzazione. La commissione Lavoro ha però reintrodotto questa norma prevedendo un minimo di 20% di assunzioni tra gli apprendisti utilizzati. Al Senato l’Ncd di Alfano probabilmente punterà a far cancellare nuovamente l’obbligo in questione.

Contratti a termine. La nuova disciplina prevede un tetto massimo del 20% di contratti a termine sul totale dei contratti attivi all’internodi un’impresa. In caso di sforamento del limite in questione, la nuova legge prevede che i contratti in eccesso si tramutino automaticamente in contratti a tempo indeterminato. Questo è un altro dei punti di frizione con l’Ncd, che vorrebbe alleggerire questa sanzione, tramutandola in un risarcimento di tipo economico.

Cinque proroghe. Sempre sul fronte dei contratti a termine, il progetto iniziale di Poletti prevedeva che si potessero operare fino a 8 proroghe dei contratti in essere. La Commissione lavoro ha invece deciso di optare per un massimo di 5 proroghe possibili. E questo sarà il testo definitivo su cui scatterà oggi il voto di fiducia di Montecitorio.

Causa del rapporto di lavoro. Con la nuova legge il datore di lavoro viene esentato dallo specificare le ragioni per cui si attiva un contratto a tempo determinato. L’esenzione passerà infatti dagli attuali 12 mesi a 36 mesi. In effetti si tratta di una delle misure che cambierà in maniera più profonda l’istituto stesso del contratto a termine.

Durc. La revisione della disciplina sul Documento di regolarità contributiva, il Durc appunto, è un altro dei temi intorno a cui si è scaldata di più la discussione. La decisione a cui si è giunta è che verranno effettuate delle verifiche online e in tempo reale, anche da parte dell’impresa, sulla regolarità della propria posizione contributiva, sia rispetto all’Inps che all’Inail. L’interrogazione in questione avrà validità di 120 giorni e in pratica sostituirà il Durc.

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